Disturbi di personalità

I Disturbi di Personalità sono pattern persistenti e disadattivi di esperienza interiore e di comportamento che si discostano marcatamente dalle aspettative della cultura di riferimento dell’individuo. Tali modalità di funzionamento si manifestano in ambiti cruciali come la cognizione, l’affettività, il funzionamento interpersonale e il controllo degli impulsi. Questi pattern sono pervasivi, inflessibili, stabili nel tempo e si manifestano tipicamente nell’adolescenza o nella prima età adulta, causando un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

Secondo il DSM-5, per diagnosticare un Disturbo di Personalità devono essere soddisfatti i seguenti criteri generali:

  • Un pattern persistente che coinvolge due o più delle seguenti aree: percezione e interpretazione di sé, degli altri e degli eventi (cognitività), l’intervallo, l’intensità, la labilità e l’adeguatezza della risposta emotiva (affettività), il funzionamento interpersonale, il controllo degli impulsi.
  • Il pattern è inflessibile e pervasivo in molteplici situazioni personali e sociali.
  • Determina un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento.
  • È stabile e di lunga durata, con esordio riconoscibile nell’adolescenza o nella prima età adulta.
  • Non è meglio spiegato da un altro disturbo mentale, da effetti fisiologici di una sostanza o da una condizione medica generale.

Classificazione dei Disturbi di Personalità

I disturbi sono raggruppati in tre cluster in base a somiglianze descrittive:

Cluster A (eccentrici o strani)

  • Disturbo Paranoide di Personalità: diffidenza e sospettosità pervasive, con tendenza a interpretare le intenzioni altrui come malevole.
  • Disturbo Schizoide di Personalità: distacco dalle relazioni sociali e limitata espressività emotiva.
  • Disturbo Schizotipico di Personalità: disagio nelle relazioni intime, distorsioni cognitive o percettive, comportamenti eccentrici.

Cluster B (drammatici, emotivi o imprevedibili)

  • Disturbo Antisociale di Personalità: inosservanza persistente e violazione dei diritti altrui; diagnosi possibile solo dai 18 anni con evidenza di disturbo della condotta prima dei 15.
  • Disturbo Borderline di Personalità: instabilità delle relazioni, dell’immagine di sé e dell’affettività, con impulsività marcata.
  • Disturbo Istrionico di Personalità: emotività eccessiva e costante bisogno di attenzione.
  • Disturbo Narcisistico di Personalità: grandiosità, necessità di ammirazione e mancanza di empatia.

Cluster C (ansiosi o timorosi)

  • Disturbo Evitante di Personalità: inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità al giudizio negativo.
  • Disturbo Dipendente di Personalità: bisogno eccessivo di essere accuditi, che si traduce in comportamenti sottomessi e timore della separazione.
  • Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità: perfezionismo, preoccupazione per l’ordine, controllo e rigidità a discapito della flessibilità e dell’efficacia.

Disturbo di Personalità Non Altrimenti Specificato (PD-TS)

Utilizzato quando:

  1. Sono presenti tratti significativi di personalità che causano disagio o compromissione ma non soddisfano completamente i criteri di un disturbo specifico.
  2. Il pattern non corrisponde a nessun disturbo del DSM ma è clinicamente rilevante (es. tratti passivo-aggressivi persistenti).

Considerazioni Diagnostiche

La diagnosi richiede una valutazione longitudinale del funzionamento di personalità, spesso integrata da informazioni raccolte da familiari o altre fonti esterne, poiché i tratti possono essere egosintonici (cioè vissuti come parte coerente del sé e non problematici). La diagnosi deve distinguere tra tratti stabili e adattivi e quelli esacerbati da condizioni cliniche transitorie (es. disturbi d’ansia, umore, uso di sostanze).

Nei bambini e adolescenti, la diagnosi può essere fatta solo se i tratti sono persistenti da almeno un anno (escluso il Disturbo Antisociale, diagnosticabile solo dai 18 anni). È fondamentale considerare fattori culturali, etnici, religiosi e contestuali nella valutazione.


Psicoeducazione: Informare e Coinvolgere il Paziente

La psicoeducazione nei Disturbi di Personalità è una componente cruciale del trattamento. Essa ha l’obiettivo di:

  • Aumentare la consapevolezza dell’individuo rispetto ai propri pattern di pensiero, emozione e comportamento.
  • Ridurre lo stigma legato alla diagnosi, aiutando il paziente a comprendere che si tratta di modalità di funzionamento apprese e modificate nel tempo, e non di “difetti” personali.
  • Migliorare l’aderenza al trattamento, promuovendo una visione condivisa tra paziente e terapeuta sui fattori di mantenimento e sulle strategie di cambiamento.
  • Sviluppare competenze di autoregolazione emotiva e relazionale, specialmente nei disturbi con instabilità affettiva e impulsività.
  • Coinvolgere i familiari, quando possibile, per facilitare una comunicazione più efficace e una comprensione reciproca.

La psicoeducazione può essere somministrata in setting individuali o di gruppo e rappresenta il primo passo verso un cambiamento funzionale e duraturo, oltre che un mezzo per motivare il paziente alla psicoterapia (ad es. DBT, TFP, CBT, schema therapy).