Nel DSM-5, i Disturbi Correlati all’Uso di Sostanze (Substance-Related and Addictive Disorders) comprendono un insieme di condizioni patologiche legate al consumo di una sostanza psicoattiva. Si tratta di disturbi che derivano direttamente dagli effetti di sostanze, legali o illegali, utilizzate a scopo ricreativo, terapeutico o accidentalmente assunte come tossine ambientali. Rientrano in questa categoria anche molte sostanze farmacologiche di uso comune, che possono provocare alterazioni psichiche o comportamentali quando assunte a dosaggi elevati o in modo prolungato.
Categorie diagnostiche secondo il DSM-5
Il DSM-5 distingue due grandi categorie diagnostiche:
- Disturbi da Uso di Sostanze (Substance Use Disorders): una condizione cronica, ricorrente, caratterizzata da un pattern problematico di utilizzo, che causa disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o relazionale. Comprende ciò che precedentemente veniva suddiviso in “abuso” e “dipendenza”.
- Disturbi Indotti da Sostanze (Substance-Induced Disorders): condizioni transitorie o persistenti causate dagli effetti diretti della sostanza, e che comprendono:
- Intossicazione
- Astinenza
- Disturbi mentali indotti (es. delirium, disturbi dell’umore, psicotici, d’ansia, sessuali o del sonno)
Sostanze coinvolte
I disturbi possono derivare da un’ampia varietà di sostanze, tra cui:
- Sostanze psicoattive: alcol, cannabis, oppioidi, sedativi-ipnotici, stimolanti (anfetamine, cocaina), allucinogeni, inalanti.
- Farmaci prescritti o da banco: anestetici, antidepressivi, corticosteroidi, miorilassanti, antiparkinsoniani, antiepilettici.
- Tossine ambientali o industriali: metalli pesanti (piombo, mercurio), pesticidi, monossido di carbonio, solventi organici, gas nervini.
Alcuni effetti collaterali possono manifestarsi anche a seguito di una singola dose (reazione idiosincratica), mentre nella maggior parte dei casi i sintomi tendono a regredire con la sospensione della sostanza.
Meccanismi di rischio: via di somministrazione, rapidità e durata
La probabilità che l’uso di una sostanza conduca a un disturbo è influenzata da tre principali fattori:
- Via di somministrazione: assunzioni per via endovenosa, inhalatoria o nasale (sniffata) comportano un rapido assorbimento e quindi un’intossicazione più intensa, aumentando il rischio di dipendenza.
- Rapidità d’azione: le sostanze con un effetto rapido (es. alprazolam, diazepam) tendono a rinforzare maggiormente il comportamento di assunzione.
- Durata degli effetti: le sostanze con effetto breve (es. eroina) generano crisi d’astinenza più rapide e intense, ma anche di minore durata rispetto a quelle con emivita lunga (es. metadone).
Comorbidità psichiatrica
I disturbi da uso di sostanze si associano frequentemente ad altri disturbi mentali. In particolare, sono spesso presenti comorbidità con:
- Disturbi di personalità (es. borderline, antisociale)
- Disturbi dell’umore (depressione maggiore, disturbo bipolare)
- Disturbi psicotici (come la schizofrenia)
- Disturbi comportamentali dell’infanzia e adolescenza (es. disturbo della condotta)
La presenza concomitante di queste condizioni può aggravare la prognosi, rendere più complesso il trattamento e aumentare il rischio di ricadute.
Un Disturbo da Uso di Sostanze non è semplicemente “un vizio” o una “mancanza di volontà”. Si tratta di una condizione medica e psicologica ben definita, che coinvolge modificazioni nella chimica cerebrale, nelle emozioni e nei comportamenti della persona. Come il diabete o l’ipertensione, può essere gestito efficacemente se riconosciuto e trattato in modo adeguato.
Perché è difficile smettere?
Le sostanze psicoattive agiscono sui circuiti cerebrali del piacere e della motivazione, alterando il modo in cui il cervello valuta le ricompense e i pericoli. Col tempo, il cervello può arrivare a “bisognare” della sostanza per funzionare normalmente. Inoltre, molti utilizzano le sostanze come mezzo per regolare emozioni difficili (come ansia, depressione o rabbia), finendo in un ciclo di rinforzo negativo.
Come si può intervenire?
Un trattamento efficace può includere:
- Psicoterapia individuale o di gruppo (es. terapia cognitivo-comportamentale, ACT, approcci motivazionali)
- Farmacoterapia (es. metadone, buprenorfina, naltrexone per oppioidi; disulfiram o acamprosato per l’alcol)
- Supporto sociale (gruppi come Alcolisti Anonimi o Narcotici Anonimi)
- Intervento psicoeducativo rivolto al paziente e alla famiglia
Obiettivi della psicoeducazione
- Fornire informazioni chiare e affidabili sui meccanismi della dipendenza
- Aiutare a riconoscere i segnali di ricaduta
- Sviluppare competenze per affrontare le situazioni a rischio
- Rafforzare la motivazione al cambiamento e la responsabilità personale
- Ridurre lo stigma e il senso di colpa associati all’uso di sostanze